“Avventurarsi crea ansia, ma non avventurarsi è perdere sé stessi”

Kierkegaard.

Che rapporto c’è tra ansia e creatività? Molto più di ciò che immaginiamo. In questo articolo parlerò del sentirsi in ansia, di come può essere pesante e complicata questa condizione. Ma parlerò anche dei suoi lati positivi, della creatività e di ciò che possiamo scoprire se impariamo a tollerarla anziché evitarla.

L’ansia è una condizione emotiva che la maggior parte delle volte è percepita come sgradevole. Questo perché ci fa sentire vulnerabili e insicuri.

E chi ha voglia di sentirsi così? Nessuno.

Eppure l’ansia fa parte della natura umana. È  l’innata e normale risposta del nostro organismo che si attiva per reagire, con l’attacco o la fuga, ad una minaccia o un pericolo.

Quando l’ansia è lieve può essere utile, perché è come raccogliessimo le nostre risorse per affrontare una situazione difficile, permettendoci di reagire per tempo e in modo adeguato. Pensiamo a quando abbiamo un importante compito da portare a termine a lavoro. Un certo livello d’ansia ci permette di svolgerlo in modo accurato: metterci la giusta attenzione, rispettare i vari passaggi, ricontrollare di aver svolto tutto, rispettare la data di scadenza ecc.

Al contrario l’ansia può diventare un problema quando dura troppo a lungo o è sproporzionata e immotivata rispetto alla situazione. In questi casi, anziché aiutarci a portare a termine un obiettivo, ci è di ostacolo. Fare qualcosa di semplice (sostenere un colloquio di lavoro, andare ad un appuntamento…) ci richiede una fatica enorme e diventa difficile raggiungere i nostri scopi.

 

In quali circostanze possiamo essere più in ansia?

 

Eccone alcune:

  • Sapere di dover affrontare di nuovo una situazione che ci ha già portato a un’esperienza spiacevole in passato. Ad esempio fare un’escursione nel bosco dove la settimana prima siamo stati aggrediti da uno sciame d’api. Oppure andare a lavoro sapendo che quella settimana per qualche motivo il nostro collega è piuttosto critico e agitato.

 

  • Muoversi da situazioni conosciute, le cosiddette “zone di confort”, verso quelle sconosciute. Per esempio lasciare il vecchio posto di lavoro per una proposta in un’altra azienda.

 

  • L’incertezza del risultato, il non sapere esattamente cosa aspettarsi. Come nel caso in cui ci imbarchiamo in una nuova relazione amorosa e non sappiamo come andrà a finire.

 

Situazioni potenzialmente sgradite, l’incertezza, affrontare realtà poco conosciute, sono tutte condizioni che sono per noi delle sfide! Questo perché tutte ci mettono difronte al divario tra il nostro bisogno di sicurezza e la realtà che spesso è indefinita.

 

Il rapporto tra ansia e bisogno di realizzarsi

 

Se da un lato inseguiamo la certezza, perché ciò che è prevedibile ci piace, ci fa stare tranquilli, dall’altro abbiamo anche altre necessità. La realizzazione e l’espressione di noi stessi sono bisogni che ci richiedono di fare dei passi al di là ciò che è certo e perfettamente prevedibile.

Paradossale vero?

Indubbiamente per puntare alla realizzazione di sé stessi è fondamentale che ci sia un minimo di sicurezza fisica (intesa come salute), economica e relazionale. Un po’ come il bambino che inizia a muovere i primi passi. Per avere il coraggio di spingersi un po’ più in là per esplorare l’ambiente, il bimbo necessita di una base sicura da cui partire e a cui poter tornare: la mamma.

Ma per iniziare a lasciare la mano conosciuta della madre, per spingersi oltre quel muretto ed andare a vedere cosa c’è più in là, il bambino ha bisogno di cosa? Ha bisogno del coraggio di sopportare l’ansia di fare qualcosa di diverso, il cui risultato non è garantito. Grazie a questo conosce il mondo, definisce chi è, scopre le sue capacità, i suoi limiti e cosa può farne di essi.

La realizzazione di sé, l’espressione e l’uso creativo delle nostre capacità, possono verificarsi se siamo disposti a confrontarci e muoverci attraverso le esperienze che generano ansia.  Se ci muoviamo attraverso le situazioni incerte, poco sicure, favoriamo la ricerca e il raggiungimento della nostra realizzazione (Rollo May, 1996).

Prendiamo l’esempio descritto sopra di quando ci affidano un nuovo compito da portare a termine sul lavoro. Può comportare fare attività in cui non ci sentiamo esperti, ci costringe magari a fare ricerche, impegnarci, testare nuove capacità… tutto condito da una spruzzata più o meno abbondante di ansia!

Possiamo scegliere di concentrarci solo su quest’ansia e sui pensieri ad essa legati: “è troppo difficile… chissà cosa combinerò… non ce la farò mai…”. Fino a convincerci di questo e fare un lavoro insufficiente, oppure rinunciare del tutto. In quest’ultimo caso sicuramente ci risparmiamo fatica, tensione, disagio. Ma non sapremo mai cosa avremmo potuto fare e scoprire accettando di navigare attraverso la nostra incertezza e irrequietezza.

Oppure possiamo scegliere di sfruttare l’attivazione di questa preoccupazione e usarla come motore propulsore per creare qualcosa di nostro e portare a termine il lavoro con successo. Non a caso, il poeta T.S. Eliot diceva “l’ansia è l’ancella della creatività”.

 

Muoversi attraverso l’ansia per andare verso la creatività

 

La disponibilità a muoversi in situazioni ansiogene è un prerequisito per lavorare oltre l’ansia ed accedere alla propria creatività.

Fare questo significa allargare le possibilità delle nostre attività, gli scopi e i confini della nostra individualità.

 

Correndo il rischio di confrontarci con l’incertezza, con le preoccupazioni e accettarne la responsabilità, abbiamo buone probabilità di aumentare:

– la consapevolezza di chi siamo,

– cosa siamo in grado di fare,

– la nostra libertà,

– la nostra creatività.

Per creatività intendo la capacità di realizzare soluzioni alternative, connessioni nuove tra le realtà, la capacità di restare in un atteggiamento mentale di curiosa ricerca.

In alcuni studi è stato verificato che la capacità di tollerare situazioni ansiogene era maggiormente presente proprio in persone considerate creative (Rollo May, 1996).

Al contrario, nella misura in cui cerchiamo costantemente di evitare si sentirci in ansia, sacrifichiamo la nostra libertà. Se ci rifiutiamo di avvalerci di nuove possibilità, di muoverci dal familiare al non familiare, restringiamo la nostra autonomia e autoconsapevolezza.

Faccio un esempio. Lucia (un nome di invenzione) è una giovane donna di 28 anni. Dopo aver rinunciato per due volte a partecipare ad un concorso che probabilmente le avrebbe dato la possibilità di guadagnarsi il posto di lavoro che sognava, decide finalmente di provarci.

Accanto ai pensieri “le cose da studiare sono troppe, non ce la farò mai, magari fallisco, avrò una crisi d’ansia quel giorno” Lucia aggiunge: “ce la metterò tutta, solo se ci provo avrò delle possibilità di farcela”. I timori non sono passati, ma grazie ad un cambio di prospettiva accetta di intraprendere  un’esperienza il cui risultato non è certo. Quindi accoglie anche la preoccupazione e i vissuti scomodi che ne derivano.

Si fa un piano d’azione, studia molto organizzando il materiale per argomenti. Lucia si accorge che non le bastano le sere dopo il lavoro per studiare, perché spesso è stanca e rende meno. Perciò escogita un modo per sfruttare altri momenti della giornata. Si registra finché legge i paragrafi e gli argomenti per lei più ostici e riascolta la registrazione quando è in auto durante il giorno. Il metodo è vincente e apprende più in fretta!

Arriva il giorno del concorso, si presenta e lo fa. Volete sapere il risultato?

Il risultato è che ha scoperto tante nuove cose di sé:

-di riuscire a portare a termine un lavoro lungo e faticoso (ha studiato mesi);

-di riuscire a organizzare una quantità di materiale da studiare superiore a qualsiasi esame mai sostenuto prima;

-di aver creato un nuovo metodo per apprendere più velocemente;

-di saper tollerare l’ansia più di quello che pensava;

-che smettere di aver paura della paura le ha permesso di raggiungere il suo obiettivo.

Lucia non è arrivata tra le prime nel concorso, ma è entrata nella graduatoria che le permetterà prima o poi di essere chiamata per esercitare quella professione che desidera da tempo.

Con questa esperienza ha ampliato il suo senso di autoefficacia, ha aumentato le possibilità di fare nuove esperienze, ha scoperto che da una difficoltà può creare qualcosa di nuovo.

Ha espanso sé stessa oltre il limite, oltre l’ansia.

L’ansia fa parte della natura umana. Possiamo scegliere di evitarla il più possibile limitandoci, restringendo il nostro campo di azione, riducendo la nostra libertà.

Oppure possiamo scegliere di confrontarci con essa per muoverci attraverso nuove possibilità, per raggiungere la nostra libertà di creare e “crearci”.     Spetta a noi la scelta!

 

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Chiara Orrico

Psicologa e Psicoterapeuta individuale, di coppia e familiare, specializzata in psicoterapia relazionale-familiare, esperta in Training Autogeno di base (abilitata ICSAT) e Training Autogeno durante la gravidanza e in preparazione al parto. Psicologa scolastica, consulente e formatrice per genitori e insegnanti in scuole dell’infanzia, primaria e secondaria. Docente dei Per-Corsi di Pianeta Femminile. Riceve presso il suo studio privato a Vicenza.
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