“Allevare i figli è un’impresa creativa, un’arte più che una scienza.” (B. Bettelheim)

 

Ecco qui! Sopravvissuti al parto, passati i primi giorni in ospedale tra i consigli delle ostetriche, preso mano con i cambi pannolini, fatto memoria delle decine di informazioni ascoltate durante il corso pre-parto (ma ce la faremo a ricordarcele tutte??). Varcata la soglia di casa con il frugoletto in braccio…e ora? Ora inizia la movimentata impresa!

I primi giorni dopo la nascita del bambino, a detta di tanti neogenitori, sono un minestrone di emozioni. Molti sperimentano un cocktail di tenerezza-ansia-gioia-sconvolgimento che rimescola la pancia nel guardare il bimbo accoccolato tra le braccia. Sì perché oltre alla felicità per aver finalmente fatto la conoscenza del proprio figlio, spesso è possibile sentirci in subbuglio. Questo rende le prime settimane un po’ delicate dal punto di vista emotivo. Nel campo della psicologia perinatale si parla infatti di disforia post parto, vediamo di cosa si tratta.

Disforia post parto o i termini inglesi di baby blues e maternity blues, sono tutte varianti dei nomi usati per identificare una condizione transitoria che colpisce le neo-mamme in genere 3-5 giorni dopo la nascita del bambino e che dura al massimo 2-3 settimane. Durante questo periodo per la donna è possibile soffrire di:

  • umore labile, tristezza, con facile tendenza al pianto
  • ansia
  • irritabilità, nervosismo
  • difficoltà di memoria e concentrazione.

La disforia post parto non è un vero e proprio disturbo, ma una condizione quasi fisiologica e molto frequente. Pensate che le ricerche indicano che può interessare fino all’80% delle mamme! Perciò la maggior parte delle donne che leggeranno questo articolo e hanno avuto figli, potrebbero riconoscersi nei vissuti che ho appena elencato.

Facilmente questa condizione è legata anche ai veloci cambiamenti ormonali che avvengono nel corpo della donna subito dopo aver partorito. Ad esempio si verifica un calo degli estrogeni e del progesterone, la produzione di ossitocina e prolattina.

Alcuni studi hanno verificato che la diminuzione degli estrogeni può portare ad una minor produzione di serotonina, una sostanza prodotta dal cervello detta anche “ormone del benessere”. Se la serotonina è presente in scarse quantità, può portare alla comparsa di malessere generale, stati ansiosi o tristezza.

Ma dovete sapere che nella grande maggioranza dei casi, questa fase passa da sola, tanto più se mettiamo in pratica questi accorgimenti:

⇒ stare vicino alla mamma e sostenerla/chiedere aiuto pratico e sostegno emotivo

⇒ darle una mano se ha qualche difficoltà per esempio con l’allattamento o altro

⇒ darle modo di non affaticarsi troppo e di concentrarsi sul bambino o di potersi occupare anche un po’ di sè

I 9 mesi della gravidanza possono sembrare tanti, ma a volte non lo sono affatto per prepararsi fino in fondo alla nascita del proprio figlio. Sentirsi grata ma anche scombussolata, curiosa ma confusa, felice ma anche sfinita e nervosa, fa parte del normale processo di adattamento al cambiamento.

L’ambivalenza di sentimenti e sensazioni sembra proprio un ingrediente immancabile dell’essere genitori!

E per i neo papà?

Lo scompiglio dei cambiamenti delle prime settimane coinvolge a pieno titolo anche gli uomini. Per retaggi culturali duri a morire, siamo meno abituati a pensare che fragilità e difficoltà possano interessare anche i padri. Invece l’esperienza di disagio subito dopo la nascita del bambino, può coinvolgere entrambi i genitori.

Per i padri questa condizione di disforia o paternal blues si può manifestare con:

  • spaesamento
  • preoccupazione per il neonato e per le modificazioni della vita di coppia
  • senso di impaccio nella cura del bambino
  • irritabilità

Anche nel loro caso, gradualmente questa condizione può rientrare grazie alla progressiva presa di confidenza con la nuova realtà. Essenziale è la possibilità di confronto con la partner e lo sperimentare concretamente di poter essere un genitore adeguato nella cura del bambino e nel supporto della compagna.

Nelle donne il fenomeno del baby blues è più frequente che nei neo papà. Molti attribuiscono questo fattore unicamente agli sbalzi ormonali di cui abbiamo parlato prima, come se la chimica funzionasse solo nelle donne. E invece così non è!

La maggior parte delle persone non sa che anche negli uomini spesso si verifica una variazione degli ormoni prima e dopo la nascita del bambino. La modificazione ormonale può predisporre a livelli più elevati di ansia e depressione e una sensazione generale di disagio. In concomitanza con la frequente diminuzione delle ore di sonno e l’aumento dei livelli di stress, anche la chimica del cervello dei papà è scombinata dalla nascita.

Nello specifico si verifica un calo del testosterone e dell’estradiolo (Università del Michigan, 2010) e picchi di produzione di ossitocina e prolattina (ebbene sì anche nell’uomo!), ormoni che agiscono sull’amigdala, il centro emotivo del cervello, e condizionano sentimenti e pensieri nei confronti dei figli appena nati (R. Feldman, 2010).

 

Disforia vs Depressione post parto

In alcuni casi, il disagio emotivo di questi primi giorni che caratterizza la disforia post parto, non rientra spontaneamente e si protrae per più di due settimane, a volte per mesi. In questi casi non si tratta più di una condizione fisiologica cioè normale, ma probabilmente si sta strutturando un disturbo emotivo più serio, definito depressione post parto, che può colpire indifferentemente sia la mamma che il papà. È molto importante non tralasciare questa condizione e rivolgersi al più presto ad uno psicoterapeuta che vi possa aiutare.

Quando nasce un bimbo si innescano nelle persone che lo accolgono una lunga serie di cambiamenti che riguardano abitudini, priorità, relazioni, sensazioni ed emozioni.

Un bambino non nasce da esseri umani già perfettamente pronti ad accudirlo e sicuri di cosa fare, quando e in che modo. Quando nasce un bambino, nasce un genitore. Se accade questo, significa che anche il neogenitore ha bisogno di fare esperienza e di sperimentarsi poco alla volta in queste nuove vesti. Sperimentare vuol dire “provare e provarsi”, vuol dire cercare il proprio modo di essere genitore, vuol dire sentirsi anche impacciati, stanchi, accorgersi che forse si doveva fare qualcosa in modo diverso e scegliere di riprovarci.

Buona ricerca a tutti!

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Chiara Orrico

Psicologa e Psicoterapeuta individuale, di coppia e familiare, specializzata in psicoterapia relazionale-familiare, esperta in Training Autogeno di base (abilitata ICSAT) e Training Autogeno durante la gravidanza e in preparazione al parto. Psicologa scolastica, consulente e formatrice per genitori e insegnanti in scuole dell’infanzia, primaria e secondaria. Docente dei Per-Corsi di Pianeta Femminile. Riceve presso il suo studio privato a Vicenza.
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