“…tristezza, ansia e irrequietezza restano,

è come se si depositassero tra le anse dell’animo

e accompagnassero la maggior parte dei movimenti e dei pensieri…”

 

Questo articolo è per voi genitori che state aspettando un bambino, o che l’avete già avuto, per voi
che siete al primo figlio o che ne avete già più di uno. Per chi sta vicino alle coppie di futuri o neo
genitori. Per tutti coloro che sono interessati al tumulto emotivo che coinvolge chi affronta questo
periodo della vita.

L’obiettivo è quello di dare degli strumenti per orientarsi nella dimensione della depressione post parto genitoriale, capire cosa fare per prevenirla, a quali segnali stare attenti e cosa fare per affrontare la sofferenza quando ci si trova in mezzo ad annaspare.

Perché genitoriale?

Di solito quando sentiamo parlare di depressione post parto, pensiamo immediatamente alle
difficoltà emotive della donna che ha appena avuto un figlio.
E gli uomini???

Non solo le mamme accusano il colpo della nascita, ma anche i papà. Le modificazioni delle
abitudini, delle priorità, i diversi equilibri della vita di coppia, nuove responsabilità, doversi
impegnare in attività mai fatte prima. Tutto questo coinvolge entrambi i genitori!

A volte dimentichiamo di chiedere al papà come sta e ci preoccupiamo solo della mamma e il
bambino, come se tutto dipendesse da loro e basta.
Si dovrebbe ragionare in termini di coppia e di famiglia anche quando si parla delle difficoltà
emotive legate all’attesa o all’arrivo di un figlio.

Che sia l’uomo o la donna a manifestare segnali di depressione e/o di ansia, tutto il sistema
familiare va assistito e aiutato poiché la sofferenza circola tra tutti i membri della famiglia,
neonato compreso.

Per fare un esempio, molti studi condotti da ricercatori americani (Dudley M, Roy K, Kelk N,
Bernard D. 2001), hanno evidenziato che i padri la cui compagna soffre di depressione post natale,
hanno un rischio significativamente maggiore di essere anche loro depressi a sei settimane dopo
la nascita, rispetto ai padri la cui partner non ne soffre.

Il disagio può comparire anche fino ad un anno dopo l’arrivo del figlio o prima dell’evento nascita e
non solo sotto forma di vissuti depressivi, ma anche di tipo ansioso. Perciò più in generale si può
parlare di disturbi affettivi perinatali.

Esiste una condizione normale di disagio psico-fisico che i genitori (soprattutto le mamme)
possono vivere entro la prima settimana di vita del figlio. Viene chiamata disforia post parto ed è
caratterizzata da irritabilità, tristezza, affaticamento e ansia; sintomi che tuttavia rientrano
spontaneamente entro un massimo di 2 settimane.

Depressione post parto

A volte però tristezza, ansia e irrequietezza restano, è come se si depositassero tra le anse
dell’animo e accompagnassero la maggior parte dei movimenti e dei pensieri dei neogenitori. Si
profila così un vero e proprio disturbo che colpisce:

dal 10 al 20% delle mamme, a seconda della presenza o meno di stati depressivi
precedenti la gravidanza e della presenza di sostegno sociale.

dal 4 al 20% dei papà, a seconda dell’età del neo padre, del periodo di vita del bambino e
della presenza o meno di disagio psicologico anche nella madre.
Il disturbo si manifesta in genere dal terzo mese al primo anno dopo il parto.

SINTOMI NELLA MAMMA:

➥ ansia e preoccupazioni ingigantite e frequenti, angoscia (verso il bambino, ansia di non
piacere più al compagno)
Pensieri di tipo ossessivo legati al benessere del bambino come la preoccupazione di
rispettare rigidamente gli orari dell’allattamento o del sonno
➥ paura di far del male al bambino e/o bisogno di controllarlo eccessivamente
➥ senso di colpa e autosvalutazione nel non sentirsi “il genitore modello” che si era
immaginato
➥ senso si irritabilità e rifiuto verso il figlio/a

 umore abbattuto
➥ tendenza a vedere tutto nero
➥ perdita di interesse o di piacere nel fare le cose

➥ alterazioni del sonno (troppo o troppo poco)
➥ sintomi fisici: affaticate fisicamente, muscoli in tensione, palpitazioni
➥ problemi dell’appetito: scarsa alimentazione o abbuffate (non solo relative alla normale
necessità di reintrodurre liquidi e cibo dopo aver allattato)

SINTOMI NEL PAPÀ

  • distacco emotivo, senso di estraneità dalla compagna e/o dal bambino
  •  autosvalutazione, sentirsi inadeguati nel ruolo di padre
  • irritabilità
  • ansia e preoccupazione esagerate e frequenti per il bambino e per non essere un buon
    padre e un buon compagno)
  • senso di oppressione
  • perdita di interesse e piacere verso le attività un tempo preferite
  • tristezza che può essere continua e profonda.

È molto frequente che nei papà le alterazioni dell’umore (pianto, tristezza, ansia autosvalutazione,
senso di impotenza) siano più moderate e si mescolino assieme ad altri disturbi che possono
mascherare i sintomi depressivi.

Tra questi in particolare:
1) disturbi d’ansia (attacchi di panico, fobie, disturbi d’ansia generalizzati, disturbi ossessivo-
compulsivi) che sembrano manifestarsi soprattutto nei giovani padri
2) lamentele fisiche (emicranie, disturbi digestivi, dolori muscolari, preoccupazioni ipocondriache
ecc.)
3) agiti comportamentali (fughe nel lavoro o con gli amici, relazioni extraconiugali, crisi di rabbia,
comportamenti violenti anche verso il partner, attività fisica o sessuale compulsiva, fino al suicidio
4) l’abuso di sostanze (droghe, fumo, alcool, psicofarmaci) e altre dipendenze (gioco d’azzardo o
da internet).

Quando devo preoccuparmi?

È importantissimo monitoriate l’intensità e la durata di tutti vissuti e comportamenti!
Se riconoscete tre o più sintomi elencati e questi durano per più di due settimane e invadono la
vostra quotidianità, questo è un campanello d’allarme della presenza di un possibile disturbo
depressivo che si sta strutturando.

Fattori predisponenti

Sono eventi, vissuti ed esperienze che fanno da segnale e permettono di riconoscere
precocemente i genitori a rischio di sviluppare disturbi affettivi perinatali

Tra questi:
– episodi ricorrenti di ansia e depressione prima o durante la gravidanza
– fattori psicosociali (madre single, problemi di coppia, bassa presenza di supporto sociale da amici
e/o familiari)
– disinformazione sulle caratteristiche della gravidanza e del dopo parto
– eventi traumatici nell’ultimo anno (ad esempio traslochi, lutti, perdita di lavoro proprio o del partner)
– difficoltà di coppia non affrontate
– precedenti aborti, gravidanza non desiderata
– complicanze fetali

Attenzione! Non significa che, se vi riconoscete in alcuni di queste situazioni appena elencate, in
automatico svilupperete una depressione post parto.

Questi sono solo dei fattori che posso contribuirvi, per fortuna esistono anche i cosiddetti fattori protettivi che stemperano l’azione di quelli che vi mettono a rischio.

Faccio un esempio: se siete tendenzialmente ansiosi e avete un pessimo rapporto con i vostri genitori (quindi sospettate che da loro avrete scarso aiuto), ma avete un buon rapporto di coppia e una rete di amicizie da cui ricevete sostegno, queste due condizioni possono mitigare l’effetto delle situazioni che predispongono al disagio emotivo.

Cosa si può fare?

Amici e parenti:

– Dare sostegno pratico ai genitori così che possano sentirsi sollevati da alcuni impegni
quotidiani e dedicarsi al proprio bambino, senza sentirsi sostituiti nel loro ruolo.

Atteggiamento comprensivo e disponibile in modo da aiutarli a esprimere paure,
sentimenti di fatica e/o di inadeguatezza, condividete con loro anche le vostre esperienze
se avete figli.

– Se vi racconta o notate la presenza di segnali che vi preoccupano, suggerite con
delicatezza il sostegno di un professionista esperto o anche solo una consulenza con il
medico che poi invierà allo psicoterapeuta.

Neogenitori:

Sostenete la compagna/o nel suo essere genitore competente, dimostrando che avete fiducia e stima in ciò che fa.

Supportate ma non sostituitevi (meglio di no allo stile “no così non va bene, ti mostro io
come si fa” se non è lui/lei a chiedervelo di spontanea volontà).

– Cercate di essere genitori complici, condividete paure, gioie, tristezze, preoccupazioni.

Confrontatevi con altri papà e altre mamme, i gruppi dei corsi pre e post parto sono una risorsa molto utile.

Create spazi esclusivi per la coppia in cui parlare, svagarsi e viversi nella propria intimità.

Monitoratevi a vicenda: chiedetevi “come mi sento? Come percepisco il mio compagno/a?
Cosa sta funzionando e cosa no? di cosa avrei bisogno? Di cosa potrebbe aver bisogno
lui/lei?

– Cercate di capire cosa è normale e cosa non lo è, chiedetevi “da quanto tempo mi sento così?”, ricordate che tenersi dentro tutto amplifica ancora di più il disagio.

Rivolgetevi subito ad uno specialista per affrontare al meglio la situazione se sentite di star male o se vedete che il partner ad essere in difficoltà.

– Se pensate che la vostra partner o il vostro partner abbia i sintomi di una depressione, ma si rifiuta di consultare un esperto, andateci voi per primi! A volte in questo modo potete abbassare la sua diffidenza verso la consulenza, mostrando che anche voi siete pronti a mettervi in discussione e ad accompagnalo/a in questo percorso.

Dalla depressione post parto si può guarire anche da soli. Dopo 6 mesi, 1-2 anni ci sono delle
remissioni spontanee, ma ciò che resta è un senso di colpa per essersi persi qualcosa e quei mesi
sembrano davvero infiniti. La depressione non curata predispone a ricadute, tende a peggiorare e
ha conseguenze sul legame mamma-bambino. Inutile dire che anche il rapporto di coppia ne
risente molto.

Alcuni genitori a posteriori quando capiscono che avevano sofferto di depressione, affermano che se avessero saputo che non era normale e che in realtà si trattava di una patologia, avrebbero fatto qualcosa per vivere diversamente i primi anni di vita del figlio.

Guarire da soli dalla depressione non significa essere più bravi, significa aver sofferto a
lungo senza permettersi di venire aiutati. Con l’intervento psicoterapeutico la risoluzione è ben
più veloce e si diminuisce il rischio di ricadute.

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Chiara Orrico

Psicologa e Psicoterapeuta individuale, di coppia e familiare, specializzata in psicoterapia relazionale-familiare, esperta in Training Autogeno di base (abilitata ICSAT) e Training Autogeno durante la gravidanza e in preparazione al parto. Psicologa scolastica, consulente e formatrice per genitori e insegnanti in scuole dell’infanzia, primaria e secondaria. Docente dei Per-Corsi di Pianeta Femminile. Riceve presso il suo studio privato a Vicenza.
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