“una relazione sufficientemente intima porta con sé disaccordi e ambivalenze emotive che i litigi hanno il compito di portar fuori e sciogliere”

Anche se sicuramente non è tra le cose che preferiamo fare, litigare in amore è utile, è un processo sano che avviene nella coppia. In una lite mettiamo in gioco parti importanti di noi, affrontiamo e allo stesso tempo incontriamo l’altra persona.

Naturalmente sto parlando dei “conflitti normali”, di quelli che non si incancreniscono e non hanno a che fare con la violenza fisica o psicologica. In questi ultimi casi, gli interventi necessari sono invece la psicoterapia, la mediazione e, nelle circostanze più gravi, la giustizia penale.

La condivisione dello spazio nella quotidianità con il nostro partner richiede un lavoro di reciproco adattamento, che genera naturali frustrazioni e disaccordi che non se ne vanno via da soli e tendono ad accumularsi “sotto i tappeti di casa”, finché uno dei due decide di alzarli e fare qualcosa per smaltirli.

Questo vale anche per le coppie di lunga durata, non si finisce mai il processo di adattamento. Guai se non fosse così! Parlando con coppie che vivono assieme da più di 20 o 30 anni, ancora trovano decine di ragioni per discutere e cercare di venire a patti. Avere il coraggio di farlo con rispetto, è come spalancare le finestre di una casa, far entrare nuovo ossigeno e sbattere quei famosi tappeti.

Il problema non è tanto litigare, ma il come lo facciamo e quanti conflitti restano irrisolti, quindi se siamo capaci di riappacificarci (T. Gordon).

Se litighiamo riproponendo sempre lo stesso rigido copione in cui ricopriamo un ruolo fisso, il risultato è una sorta di gioco perverso in cui entrambi ci sentiamo intrappolati.

Facciamo alcuni esempi (i nomi che compaiono sono di fantasia)

Sara e Vito sono una coppia di mezza età. Solitamente è Sara ad intavolare le discussioni tra loro e lei vorrebbe arrivare alla soluzione in poco tempo. Mario sopporta male le controversie con la compagna. Ogni volta che Sara ha un tono concitato lui tende a chiudersi e fa di tutto per evitare il litigio. Tuttavia Sara entra ancora di più in frustrazione perché non si sente né ascoltata né capita.

La conseguenza è che il volume della sua voce aumenta e le parole che usa diventano più aspre. Iniziano a volare offese e recriminazioni. Ma è come urlasse contro un muro. Più lei manifesta la sua rabbia in modo incontrollato, più Mario se ne sta zitto e si gira dall’altra parte.

Maria e Giulio sono una coppia giovane e convivono da qualche anno, ogni volta che sono in disaccordo entrambi vorrebbero avere la meglio sull’altro. Si provocano in continuazione per qualsiasi cosa. Se non è per il finestrino dell’auto dimenticato abbassato, è per la minestra troppo calda o un film noioso che qualcuno ha scelto.

Le loro controversie si animano molto in poco tempo, nessuno dei due è disposto a capire la posizione dell’altro, a cedere e andargli incontro. Spesso volano offese e recriminazioni di cose successe anche anni prima. I due partner arrivano a non parlarsi per settimane intere.

Cosa accade in queste coppie?

In entrambi i casi c’è un copione fisso attuato dai partner, da cui nessuno riesce ad uscire.  

Nel primo caso, Sara e Vito attuano lo schema del tipo “inseguitore-fuggitivo”: è una dinamica in cui un partner teme di essere dimenticato e abbandonato (inseguitore), mentre l’altro teme di essere sopraffatto, quindi tende alla fuga.

Nel litigio questo si traduce in un partner che provoca e l’altro che cerca in tutti i modi di scappare. Si instaura un circolo vizioso in cui più uno scappa, più l’altro alza il tiro e viceversa. Si crea una distanza difficile da colmare.

Nel secondo caso, Maria e Giulio sono intrappolati nello schema che io chiamo “braccio di ferro”. Ognuno provoca l’altro per banalità, non discutono per raggiungere una comprensione reciproca, ma per vincere sull’altro. Spesso perdono di vista il motivo per cui litigano e si susseguono pesanti attacchi alla persona.

Ma saper litigare in amore in modo sufficientemente costruttivo è possibile e porta con sé una serie di effetti positivi.  

Non sto parlando di trasformare il litigio in un teatrino di falsa cortesia, ma di rendere il litigio qualcosa di più gestibile e umanamente rispettoso. Un processo che porti a esprimere ciò che non va assolutamente bene e cosa invece desidereremmo… anche alzando la voce se l’emozione in ballo è tanta!

Una discussione porta inevitabilmente a confrontarci con emozioni forti, quindi non voglio prendervi in giro dicendo che bisogna avere sempre sangue freddo e il sorriso sulle labbra. Tuttavia è possibile fare un sano litigio rispettando sé stessi e l’altra persona e orientandosi alla soluzione del problema.

Per chi pensa che discutere sia sempre una pessima idea e fa di tutto per evitare di esprimere il proprio disappunto al partner, può approfondire il tema in un altro articolo sulle coppie evitanti. E ricordatevi: la paura del litigio non vi protegge dal conflitto!

Che caratteristiche ha la lite distruttiva?

Se abbiamo l’intenzione che il contrasto con il partner diventi veramente difficile da gestire e che alla fine ci siano due persone sconfitte, ancora più arrabbiate e deluse di prima. Ecco un elenco di ciò che possiamo fare:

→ Quando il partner è arrabbiato con noi, negare che la cosa ci riguardi con frasi del tipo “è un problema tuo”. Questo atteggiamento sconferma i bisogni dell’altro che si sentirà poco rispettato e quindi proverà ancora più rabbia e delusione.

→ Umiliare l’altro con offese e brutte considerazioni che funzionano come attacco alla persona.

→ Avere da ridire su qualsiasi cosa e in qualsiasi momento: questo fa sentire sbagliato il partner che probabilmente o si chiuderà o ci attaccherà per difendersi.

→ Avere la tendenza a rivangare cose accadute anche molto tempo prima.

→ Strumentalizzare terze persone tirandole in mezzo perché non riusciamo a gestire il litigio come vorremmo (es. anche la mia amica dice che sbagli; dillo alla mamma che non deve fare così). Se siete convinti di quello che dite, non avete bisogno di coinvolgere nessuno, men che meno di farvi alleati i figli, mossa dannosa per tutti!

E la lite sufficientemente sana?

Esistono invece molte strategie di cui possiamo servirci per esprimere ciò che non va bene nella relazione. Eviteremo il pericolo che diventi una lotta furibonda senza esclusione di colpi.

• Litigate di persona e non per sms! Affidare le cose importanti agli sms è una cattiva abitudine, vi allontana anziché aiutare l’intimità del rapporto (e questo vale per qualsiasi relazione).

• Trattate l’argomento in questione e non andare a riesumare vecchie faccende, altrimenti il rischio è quello di aumentare il rancore. Se ci sono controversie passate che sentite irrisolte dedicateci del tempo, ma in un altro momento.

• Litigate per qualcosa non contro qualcuno: usate il rispetto per l’altro come moderatore del litigio: no alle offese né esplicite né velate!

• Parlate di come vi sentite emotivamente così porrai l’attenzione del partner sull’effetto che la sua azione ha su di te, che dovrebbe essere il tuo obiettivo. 

• Se sentite che la situazione sta sfuggendo di mano (può capitare!) interrompete tutto e andate in stanze diverse finché vi sentite più calmi. Riprendete la discussione in un altro momento.

• Formulate delle richieste chiare e specifiche riguardo ai comportamenti concreti che volete che il partner adotti. Questo è più utile che criticarlo negativamente dicendogli per esempio “sei menefreghista”.

• No ai litigi in pubblico! Evitateli con cura perché l’imbarazzo e la paura di perdere la faccia difronte agli altri vi fa assumere atteggiamenti scorretti.

L’importanza di fare pace

Mi sono sempre chiesta perché dedichiamo magari tante energie e tempo a litigare. Invece quando facciamo pace, la maggior parte delle volte siamo molto sbrigativi e non ci dedichiamo molto a questa fase.

Stabilire il momento in cui si fa pace significa mettere la lite dentro ad un confine temporale preciso: ci vogliono i rituali di inizio e quelli di fine. Così non avrete l’impressione che la discussione si dilunghi in un tempo e in uno spazio indefinito e si trasformi in un qualcosa di irrisolto.

La maggior parte delle volte non sarete pronti nello stesso momento a far pace. Mentre c’è chi ha voglia di porgere la mano, l’altro ha ancora il sangue che gli ribolle. Perciò il tentativo di porre fine al contrasto suona molto come un voler chiudere alla svelta una questione fastidiosa. Pazientate!

Nel frattempo ascolta il partner cosa vuole dirti e chiarire. Cerca di capire di cos’altro ha bisogno. Quando entrambi vi sentite più calmi, suggellate la vostra pace e dedicategli del tempo. L’attenzione al far pace dovrebbe essere tanto maggiore quanto è stato intenso e difficile il litigio.

L’intesa ritrovata merita attenzione e cura: andate a fare una passeggiata insieme, a mangiarvi il gelato, sedetevi sul divano e abbracciatevi o qualsiasi altra cosa che vi conceda del tempo assieme. Poi riparlate dell’accaduto, scusatevi per gli errori commessi, cercando un accordo e una mediazione. Questo è possibile farlo solo quando c’è una tregua.

L’esperienza di una relazione sufficientemente intima porta con sé disaccordi e ambivalenze emotive che i litigi hanno il compito di portar fuori e sciogliere. Permettiamoci di entrare in gioco nel litigio e come in ogni gioco, ricordiamoci di rispettarne le regole!

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Chiara Orrico

Psicologa e Psicoterapeuta individuale, di coppia e familiare, specializzata in psicoterapia relazionale-familiare, esperta in Training Autogeno di base (abilitata ICSAT) e Training Autogeno durante la gravidanza e in preparazione al parto. Psicologa scolastica, consulente e formatrice per genitori e insegnanti in scuole dell’infanzia, primaria e secondaria. Docente dei Per-Corsi di Pianeta Femminile. Riceve presso il suo studio privato a Vicenza.
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